Attività di advisory: maggio 2026

Gli indici azionari globali si sono apprezzati del 5%, nonostante l’assenza di progressi nelle trattative per la riapertura dello stretto di Hormuz. I rialzi sono stati guidati dai titoli tecnologici americani e dai beneficiari degli investimenti miliardari per l’Intelligenza Artificiale, che hanno portato a livelli senza precedenti la domanda e i prezzi di memorie e semiconduttori, nonché il fatturato e gli utili dei loro produttori negli USA e nel sud est asiatico, in particolare Corea del Sud e Taiwan. A fronte di rialzi a doppie cifre per gli indici tecnologici e dei Paesi emergenti, il resto dei mercati azionari è rimasto stabile o in ribasso, con la sottoperformance dei titoli energetici e dei mercati europei. I risultati aziendali del primo trimestre hanno battuto le attese, con la crescita più elevata degli ultimi 5 anni, e indotto alla revisione al rialzo delle stime per i trimestri a venire. E questo potrebbe giustificare l’ottimismo dei mercati azionari, o almeno di una parte, che guardano “oltre” il conflitto.

Ma è sempre più evidente la disconnessione tra le azioni e le preoccupazioni macroeconomiche generate dalla riduzione dell’offerta di energia, che incidono negativamente sulle aspettative di crescita ed inflazione. L’aumento dei rendimenti sulla parte lunga delle curve e l’aspettativa di politiche economiche restrittive in uno scenario di stagflazione stanno inducendo un riprezzamento delle obbligazioni e degli asset reali, dai metalli preziosi alle infrastrutture.

Il dato di fatto è che, dall’inizio del conflitto, il flusso di nuovo petrolio verso l’economia mondiale si è ridotto di 13 milioni di barili al giorno: il più grande shock della storia sul fronte dell’offerta. L’aumento dei prezzi è stato mitigato dall’utilizzo di scorte strategiche e dal temporaneo ritorno sul mercato delle forniture russe.

Ma le scorte non sono infinite e i rischi economici delle conseguenze del calo dell’offerta di energia rischiano di impattare negativamente anche gli indici azionari, inizialmente attraverso un de-rating indotto dall’aumento dei rendimenti obbligazionari e poi con la pressione ribassista sugli utili attuali e prospettici. Le dinamiche di mercato mostrano una dispersione crescente non solo tra indici di Paesi e settori, ma anche all’interno degli indici americani. E sta emergendo una quantità crescente di titoli “parabolici” – ovvero con quotazioni oltre il 100% al disopra della loro media mobile a 200 giorni – fortemente concentrata nel mondo dell’intelligenza artificiale, con dinamiche che ricordano, sempre più, la fase che ha preceduto lo scoppio della bolla TMT nel 1999. 

In questo scenario abbiamo aumentato l’esposizione alle azioni con acquisti in aree geografiche e settori che non stanno beneficiando delle dinamiche dell’intelligenza artificiale, in particolare in Europa (+19%), Canada (+2%) e Asia (+2%), riducendo il peso degli indici globali (-9%) e statunitensi (-2%). A livello settoriale abbiamo aumentato l’esposizione ai consumer discretionary (+9,5%) riducendo finanziari (-2,5%), industriali (-2%) e materiali (-1,5%).

Abbiamo marginalmente ridotto il peso delle obbligazioni governative (-1%) riducendo la duration del portafoglio obbligazionario da 3,6 a 3 anni. Nelle materie prime (+1%) abbiamo incrementato il peso dei metalli preziosi (+2%) a fronte di una marginale riduzione di quelle agricole e industriali.

Nelle divise abbiamo aumentato il peso delle sterline (+7%) riducendo euro (-2%) e yen (-5%).  

Tetragono SA Lugano