Attività di advisory: marzo 2026

I mercati finanziari sono stati fortemente impattati dal conflitto in Medio Oriente, dal susseguirsi di notizie, spesso contrastanti, provenienti dalle diverse parti coinvolte, e dal rialzo del 50% del prezzo del petrolio.

Il mese è stato negativo per la maggior parte delle asset class. Nelle azioni si è interrotta la rotazione iniziata lo scorso autunno: a fronte del MSCI World in calo del 6%, le azioni giapponesi ed emergenti (in calo del 13%) e quelle europee (in calo dell’8%) hanno sottoperformato rispetto a quelle statunitensi e alle Mag7 (in calo del 5,5% circa). Ciclici e finanziari hanno registrato le performance peggiori mentre il settore energetico, in forte rialzo, ha beneficiato di una significativa revisione al rialzo delle stime. Le obbligazioni hanno iniziato a scontare un aumento dell’inflazione e la fine del ciclo espansivo delle politiche monetarie, con un significativo spostamento verso l’alto delle curve dei rendimenti, parzialmente rientrato nelle ultime sedute del mese quando lo scenario di rallentamento ha iniziato a prevalere su quello di inflazione. Nelle materie prime, a fronte del rialzo record del petrolio e di quello dei prodotti agricoli (+5%), l’oro ha perso il 10% (dopo essere arrivato a perdere il 16%). Con un movimento spiegato da prese di profitto dopo i forti rialzi dell’ultimo anno, dalle vendite forzate di chi ha dovuto compensare perdite in altre parti dei portafogli e, soprattutto, dalla vendita di riserve di chi, come i Paesi del Golfo indirettamente coinvolti nel conflitto, si è trovato improvvisamente senza le entrate petrolifere e con necessità di spese straordinarie per la difesa. Il dollaro si è rafforzato sui principali cross, insieme alle divise dei Paesi esportatori di materie prime ed energia.

La chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, evento il cui rischio è stato probabilmente sottovalutato prima dell’attacco all’Iran, ha avuto una serie di conseguenze i cui effetti sono destinati a condizionare le dinamiche economiche e industriali, la crescita e l’inflazione in numerose aree del mondo nei mesi a venire, anche se la guerra si concludesse nei prossimi giorni.

Siamo in presenza di uno degli shock energetici più gravi della storia, in cui si è improvvisamente, e significativamente, ridotta l’offerta di petrolio, prodotti raffinati (carburanti per auto, navi e aerei) e gas liquefatto (per la produzione di energia elettrica, riscaldamento, usi industriali e trasporti). E non hanno subito interruzioni solo i flussi di petrolio e gas. Le abbondanti riserve di idrocarburi e l’energia a basso costo hanno reso il Golfo Persico un luogo ideale per la produzione di fertilizzanti, materie prime per l’industria della plastica e delle fibre sintetiche, per i semilavorati in acciaio, per la fusione dell’alluminio e la produzione di elio, usato in diversi campi, dalla sanità all’industria dei semiconduttori. In pratica si è bloccata una parte importante dei flussi che alimentano la catena dell’approvvigionamento, l’agricoltura e l’industria di tutto il mondo.

Nonostante le perdite in quasi tutte le asset class i mercati finanziari non sembrano ancora scontare uno scenario particolarmente negativo in termini di contrazione economica, inflazione o stagflazione. E sembrano, piuttosto, in attesa di una definizione del conflitto, con la speranza di ritornare al contesto economico e finanziario che precedeva l’attacco all’Iran.

Il nostro portafoglio, che ha ampiamente beneficiato dalla rotazione degli ultimi mesi, è stato penalizzato dai movimenti della prima metà di marzo: abbiamo ridotto il profilo di rischio ma non abbiamo modificato la sua impostazione di fondo.

Abbiamo ridotto l’esposizione alle azioni (-25%), con vendite di Europa (-19%), MSCI EAFE (-13%), azioni emergenti (-10%) e Giappone (-7%) ed acquisti di azioni USA (+23%). A livello settoriale abbiamo venduto Consumer Staples e Materiali (-10% ognuno), Industriali (-5%) e Finanziari (-4%) a fronte di acquisti di Tecnologia (+5%). Nelle obbligazioni abbiamo aumentato il peso dei titoli governativi Investment Grade (+9%) aumentando la duration da 2 a 4 anni. Nelle materie prime abbiamo ridotto i metalli preziosi (-5%) a fronte di acquisti di prodotti agricoli (+5%). Nelle divise abbiamo aumentato l’esposizione al dollaro (+23%) e allo yen (+4%) riducendo euro (-22%) e sterline (-4%).

Tetragono SA Lugano