Il mese è stato caratterizzato dalla marcata inversione di tendenza nelle modalità in cui le dinamiche dell’intelligenza artificiale si trasmettono ai mercati finanziari. Il Philadelphia Semiconductor Index ha perso il 20,6% (nonostante un rialzo dell’8,2% il 30 luglio) ed il Kospi ha perso il 22,2% (nonostante un rialzo del 17,9% il 31 luglio). I due indici, “emblema dei semiconduttori”, alla fine del primo semestre erano in rialzo del 100% da inizio anno: sono ancora positivi per oltre il 50% ma registrano un marcato aumento della volatilità che li rende un investimento sempre più rischioso.
La loro debolezza si è estesa agli indici a maggiore vocazione tecnologica: Nasdaq 100 a -6,6%, Nikkei a -5,1% ed MSCI Emerging Markets a -3,3%. Gli indici globali, invece, hanno beneficiato di una rotazione settoriale che, grazie alla riscoperta dei temi non tecnologici e dei titoli del software, e grazie alla qualità dei risultati trimestrali, ha permesso all’S&P500 di chiudere il mese sostanzialmente invariato, alle Magnifiche 7 di recuperare il 2,1% (il 30 luglio Microsoft si è apprezzata del 15,5%, aumentando la capitalizzazione di mercato di 450 miliardi di dollari in un solo giorno, mai successo ad alcun titolo nella storia), ed agli indici europei di chiudere con rialzi compresi tra il 2,1% del FTSE MIB ed il 5,3% del FTSE 100 inglese.
Il movimento nel mondo dell’intelligenza artificiale è stato innescato da un progressivo aumento dell’attenzione su fattori già noti ma non adeguatamente considerati: la sostenibilità degli ordini dei produttori di memorie e dei fornitori di tecnologia per i datacenter, la sostenibilità delle loro valutazioni per quanto non elevate, la sostenibilità e rischiosità del debito degli Hyperscalers, la competizione cinese nei modelli per l’AI (molto più economici di quelli occidentali) e nella produzione di memorie, l’intensità di capitale necessario per gli investimenti e l’incertezza sulla capacità di monetizzare i servizi per ripagarli e remunerarli. Ed è stato esacerbato dalla crisi improvvisa (ma non imprevista) di Situational Awareness, l’hedge fund specializzato in AI (e fondato da un ex ricercatore di OpenAi) che, dopo avere guadagnato il 440% nel primo semestre, ha affrontato la correzione di luglio con posizioni rialziste e ribassiste fortemente a leva. Le posizioni si sono girate a suo sfavore e hanno dovuto essere chiuse per reintegrare i margini di garanzia. E il fondo è passato in pochi giorni da 45 a 10 miliardi di asset in gestione, con una perdita mensile del 67% che ha ridotto la performance annuale a +80%. E, per evitare ulteriori vendite forzate, ha venduto il grosso del portafoglio di azioni quotate al fondo Citadel, che grazie a questa operazione ha chiuso il mese in rialzo.
Luglio ha evidenziato chiaramente i rischi della leva finanziaria applicata agli etf per investitori retail (artefici del rialzo e del ribasso del Kospi) e alle tecniche di investimento degli istituzionali più sofisticati, ricordando a tutti la rischiosità di partecipare a temi di moda e iper-affollati, e che certi movimenti di mercato funzionano finché funzionano ma, quando smettono di funzionare, passano alla storia più per le perdite inferte che per gli utili apportati ai portafogli.
Nelle materie prime è ricominciato il rialzo del petrolio (brent +23,6%) per le tensioni in Medio Oriente, è proseguito quello dei metalli industriali (+4,4% il rame) e dei prodotti agricoli (+6,9% il Bloomberg Agricultural Sub Index). I rendimenti obbligazionari hanno continuato a salire, per i timori inflattivi e l’aumento dei dubbi sulla credibilità del nuovo governatore della FED e, nei cambi, lo yen si è rafforzato grazie ad un intervento coordinato tra le autorità di Giappone e Stati Uniti.
Abbiamo ridotto l’esposizione alle azioni (-18%) con vendite di azioni globali e statunitensi (-10% ognuna) e acquisti in Giappone (+2,5%) e mercati emergenti (+4,5%), aumentando l’esposizione a finanziari (+8%), tecnologia e consumi discrezionali (+3% ognuno) e materiali (+2%) e riducendo farmaceutici (-2,5%) ed industriali (-6%). Nelle divise abbiamo aumentato il peso dei dollari USA (+17%) riducendo yen (-9%) ed euro (-11%).
