Attività di advisory: giugno 2026

Si è chiuso un altro trimestre in cui le dinamiche dei mercati finanziari sono state dominate da fattori geopolitici, con il conflitto USA-Iran ancora al centro dell’attenzione.

Il petrolio, che nel primo trimestre ha realizzato il maggior rialzo dai tempi della guerra del Golfo del 1990, ha perso il 38,5%, con un movimento che ha contribuito alla riduzione dei timori di stagflazione. Per il momento la sua correzione non è stata incorporata dalle curve dei rendimenti, che continuano a prezzare uno scenario di inflazione strutturalmente più elevata con banche centrali, meno accomodanti, pronte a contrastarla con tutti i mezzi a loro disposizione.

Il dollaro si è apprezzato sui principali cross valutari e i metalli preziosi hanno interrotto un rialzo che durava da 5 trimestri (oro -14,1% e argento -22%), penalizzati da vendite fisiche di istituzionali che hanno dovuto compensare il calo di introiti da prodotti energetici a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, dalla chiusura di posizioni speculative aperte nell’ultima fase del rialzo, dall’aumento dei rendimenti reali e dalla forza del dollaro.

L’andamento degli indici azionari è stato caratterizzato da una elevata dispersione non solo tra indici di Paesi e settori, ma anche all’interno degli indici stessi, sia nei Paesi sviluppati sia in quelli emergenti.

Il comparto dei semiconduttori e le società legate all’intelligenza artificiale hanno guidato i rialzi degli indici globali e di quelli settoriali, sovraperformando ampiamente il resto dei mercati. Il Philadelphia Semiconductor Index ha realizzato il maggiore rialzo trimestrale dal 1990 (+88%) e ha chiuso il primo semestre in rialzo del 101,7%. Il Kospi Sud Coreano ha realizzato il maggior rialzo trimestrale dal 1998 (+64,3%) e ha chiuso il primo semestre in rialzo del 101,1% grazie ad un numero ristretto di aziende tecnologiche e dei semiconduttori, che sono sempre più presenti nei portafogli degli investitori internazionali ma soprattutto di quelli domestici. Il dato che fa riflettere è che oltre 14 milioni di sud coreani stanno riempendo i loro portafogli con le stesse, poche, società tecnologiche, riducendo l’esposizione ad asset class “noiose per quanto sicure” con comportamenti già visti in passato e che sono passati alla storia più per le perdite che per i guadagni realizzati.

Nel mese di giugno, a fronte di performance invariate per il SOX e negative per il Kospi, la volatilità dei due indici è significativamente aumentata. Ovvero, con l’aumento del rischio non è aumentata la remunerazione degli investitori che si assumono quel rischio.

Il nostro portafoglio non ha beneficiato del rialzo di tecnologia e semiconduttori, perché, sbagliando, abbiamo ritenuto che le prospettive di crescita degli utili, per quanto giustifichino ampiamente le valutazioni per l’anno in corso e per il prossimo, non siano sostenibili nel lungo periodo e non siano dunque tali da sostenere i rialzi realizzati dai produttori di memorie e di hardware. Intendiamo evitare un ingresso tardivo su un tema che reputiamo sempre più rischioso.

Abbiamo ridotto l’esposizione alle azioni (-3%), con acquisto di MSCI World ex-USA (+10%), azioni USA (+6%) e vendite di Europa (-4%), Giappone (-8%) e mercati emergenti (-9%). A livello settoriale abbiamo aumentato il peso di finanziari (11%) e consumer discretionary (2%) a fronte di vendite di information technology (10%), materiali (-3%) ed energetici (-2%).

Nelle obbligazioni abbiamo ridotto il peso dei titoli governativi (-3,5%) riducendo la duration del portafoglio obbligazionario da 3,6 a 2,7 anni.

Abbiamo ridotto l’esposizione alle materie prime (-7%)  con vendite di metalli preziosi (-4%), industriali, materie prime alimentari ed energetiche (1% ognuna).

Nelle divise abbiamo ridotto la diversificazione rispetto all’euro prevalentemente con vendite di franchi svizzeri (-6%) e dollari USA (-1,5%).

Tetragono SA Lugano