

Le performance delle principali asset class nel mese sono coerenti con un aumento progressivo della propensione al rischio degli investitori: le azioni hanno registrato nuovi massimi sovraperformando le obbligazioni, l’oro ha sottoperformato rispetto alle principali materie prime, gli spread creditizi si sono ridotti ed il Bitcoin ha raggiunto nuovi massimi. E questo nonostante il flusso di notizie sui dazi, che ha continuato ad essere fonte di volatilità ed incertezza, con l’ulteriore revisione al rialzo del livello effettivo dei dazi per l’economia statunitense sulla base degli accordi bilaterali raggiunti fino a questo momento, e nonostante le crescenti tensioni geopolitiche.
Le azioni stanno trovando un supporto nel contesto macroeconomico relativamente positivo, nella reportistica aziendale per il secondo trimestre e nel ritrovato entusiasmo per le “Magnifiche 7”. Gli indici statunitensi hanno continuato a recuperare la performance relativa persa nei confronti degli altri mercati nel primo trimestre, grazie soprattutto al settore tecnologico ed alle aziende legate all’intelligenza artificiale. Il Nasdaq ha registrato 14 nuovi massimi durante il mese (ne aveva registrati 15 a dicembre 1999, in piena “bolla internet”). Dai minimi del 21 aprile le “Magnifiche 7” hanno sovraperformato del 15% l’S&P 500, che a sua volta ha sovraperformato l’ MSCI World del 12%. Dal 2020 questo gruppo ristretto di società continua a determinare l’andamento degli indici americani e la loro performance relativa rispetto agli altri indici, perché continua a riportare tassi di crescita degli utili ben superiori a quelli del resto del mercato. I risultati del secondo trimestre di Alphabet, Microsoft, Meta, Amazon ed Apple, pubblicati negli ultimi giorni del mese, dimostrano sia la loro capacità di monetizzare gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nel “cloud computing”, sia la loro intenzione di aumentare il budget degli investimenti nei “data center”, nella convinzione che si tratti di investimenti capaci di supportare una crescita sostenuta degli utili anche negli anni a venire. E, tenuto conto del loro peso negli indici, la crescita dei loro profitti è destinata a fornire un importante supporto per gli indici azionari statunitensi e globali.
Il dollaro USA ha interrotto il trend negativo che ha caratterizzato il primo semestre dell’anno, rafforzandosi sui principali cross: +3,2% il Dollar Index, che ha realizzato la migliore performance mensile da aprile 2022 portando la perdita da inizio anno al 7,85%.
Le obbligazioni governative hanno risentito degli annunci sul budget tedesco, della politica fiscale e monetaria della Bank of Japan, della pausa nella politica monetaria della BCE e, negli USA, dell’approvazione della controversa legge di bilancio e delle tensioni tra Powell e Trump.
L’andamento delle materie prime ha risentito della volatilità del rame per la confusione ingenerata dalle dichiarazioni di Trump: +10% all’inizio del mese, in seguito all’annuncio di dazi del 50% sulle importazioni, -20% alla fine del mese, in seguito all’annuncio dell’esenzione dai dazi del rame “non lavorato” almeno fino al 2027. Si tratta di annunci che hanno ingenerato confusione negli operatori di tutto il mondo ed ingenti guadagni per qualche investitore meglio informato degli altri, che ci inducono a ribadire quanto sosteniamo ormai da mesi: l’incertezza è diventata un fattore da tenere in considerazione nelle decisioni di asset allocation e di investimento.
Il portafoglio ha progressivamente ridotto l’esposizione netta alle azioni (-17,7%) con vendite in USA (-19%) Canada (-2%) e Australia (-1%) ed acquisti in Europa (+4,7%). Abbiamo aumentato l’esposizione al settore finanziario (+11%) riducendo Consumer Staples (-4,7%) e Information technology (-5,2%). Nelle obbligazioni abbiamo ridotto l’esposizione al debito governativo (-17,5%) riducendo la duration a 0,3 anni. Nelle divise abbiamo aumentato l’esposizione a dollari (+38%) e yen (+7%) riducendo euro (-39%), sterline (-25%), franchi svizzeri (-10%).