Attività di advisory: gennaio 2026

Il mese è stato caratterizzato da diversi eventi potenzialmente destabilizzanti per i mercati finanziari: dalle tensioni geopolitiche (la “questione” Venezuela, la Groenlandia, le tensioni tra partner storici dell’occidente del mondo, le tensioni tra USA e Iran), la citazione in giudizio del governatore della FED (e la sua reazione, inusuale, in cui ha collegato l’accusa alla sua reticenza a sottomettere la Banca Centrale alle pressioni politiche), la pressione regolamentare e politica in diversi settori dell’economia statunitense (dal possibile limite del 10% ai tassi di interesse sulle carte di credito ai limiti sulla remunerazione dei manager e la politica dei dividendi delle aziende del settore difesa), le crescenti tensioni sul debito giapponese e le possibili conseguenze sulle dinamiche delle obbligazioni governative di tutto il mondo. Eppure, i mercati sono apparsi resilienti: la propensione al rischio è risultata evidente nell’apprezzamento di tutte le asset class. Che hanno beneficiato di dati macroeconomici positivi, di politiche fiscali tendenzialmente espansive nonostante le dinamiche negative dei debiti governativi, e dell’aumento delle stime di crescita degli utili aziendali, che in questi giorni inizia ad essere testato con la pubblicazione dei risultati del quarto trimestre 2025.

Nelle azioni è proseguita la rotazione settoriale iniziata a novembre, con la sovraperformance della componente “value” rispetto a quella “growth”, delle capitalizzazioni minori rispetto alle grandi e dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati. L’MSCI Emerging Markets, in rialzo dell’8,8% in dollari (7,6% in euro) ha realizzato la migliore performance mensile da novembre 2022.

È proseguito il rialzo dei metalli preziosi che, nonostante la brusca correzione dell’ultimo giorno del mese, ha pochi precedenti nella storia recente: l’oro (+13,3%) ha segnato il maggiore rialzo mensile da settembre 1999 e l’argento (+18,9%) ha chiuso in rialzo per il nono mese consecutivo. Positive anche le altre materie prime in cui investiamo (uranio +14,5%, rame +4,4% e metalli industriali +5,6%) e positivo il petrolio (+16,2%) che, prevalentemente a causa delle tensioni geopolitiche, ha realizzato il maggiore rialzo mensile degli ultimi 4 anni.

Le divise e le obbligazioni governative hanno risentito di tensioni crescenti sul dollaro USA (particolarmente debole nella parte centrale del mese) e sui rendimenti governativi giapponesi (in sensibile rialzo nello stesso periodo). È possibile che la debolezza del dollaro sia il risultato delle tensioni tra Usa e resto del mondo, che potrebbero avere indotto alcuni investitori a ridurre le posizioni sugli asset americani, e che il rialzo dei rendimenti giapponesi sia dovuto a un riposizionamento in vista delle elezioni dell’8 febbraio. Ma non sottovalutiamo il legame tra debolezza dello yen, politiche fiscali espansive della premier, che ha chiesto le elezioni per rafforzare la sua maggioranza, e riduzione dei differenziali di rendimento tra Giappone e resto del mondo. Si tratta di fattori che potrebbero indurre gli investitori giapponesi a smontare posizioni in titoli e divise estere a vantaggio di asset domestici, innescando una serie di reazioni a catena su obbligazioni governative e divise di tutto il mondo, che politici ed investitori monitorano con attenzione e, in alcuni casi, giustificata preoccupazione. 

Abbiamo ridotto l’esposizione alle azioni (-26%), prevalentemente con vendite in Europa (-16%) e USA (-10%). A livello settoriale abbiamo acquistato comunicazioni (+13,5%), real estate, consumer staples (+5% ognuno), consumer discretionary e industriali (+4% ognuno) riducendo le posizioni nei finanziari (-23%). Nelle obbligazioni abbiamo aumentato l’esposizione ai governativi Investment Grade (+5%) aumentando la duration da 2,8 a 4,7 anni. Abbiamo ridotto il peso dei metalli preziosi (-3,5%) con vendite di oro (-2%) e argento (-1,5%) aumentando il peso dell’uranio (+2%). Nelle divise abbiamo aumentato l’esposizione allo yen (+16%) a fronte di vendite di dollari (-15%) ed euro (-8%).

Tetragono SA Lugano