Il mese è stato caratterizzato dalla positività degli indici azionari, con la sostanziale stabilità della tecnologia, una rotazione settoriale con la sovraperformance dei settori ciclici sui difensivi e della componente “value” su quella “growth”, la sottoperformance degli indici statunitensi rispetto a quelli europei e la sovraperformance degli emergenti rispetto a quelli sviluppati. Stabili o marginalmente negativi i risultati delle obbligazioni, con aumento dei rendimenti nella parte lunga delle curve, spread corporate ed emergenti stabili o in restringimento e, nelle materie prime, rialzo di metalli preziosi e industriali e debolezza del petrolio.
Si è chiuso un anno caratterizzato dalla positività della maggior parte delle asset class in cui investiamo, pur con la presenza di numerosi (e in aumento) fattori di incertezza che hanno mantenuto elevata la volatilità ed hanno premiato la diversificazione.
Le banche centrali hanno modificato l’approccio alla politica monetaria da restrittivo a espansivo, grazie a un’inflazione tendenzialmente stabile o in calo (negli USA nonostante le pressioni generate dai dazi) anche se, in molte economie, rimane al disopra dei livelli precedenti la pandemia del 2020. L’economia mondiale è cresciuta anche se in modo non omogeneo, con la resilienza degli Usa che ha compensato la minore crescita europea e l’emersione di situazioni di debolezza in aree particolarmente dipendenti dalle dinamiche dei commerci internazionali, che sono state stravolte dalla politica economica della nuova amministrazione USA. In questo scenario macroeconomico i comportamenti degli investitori sono stati condizionati prevalentemente dalla positività della disinflazione e dalle preoccupazioni per gli errori di una politica monetaria condizionata dalle pressioni governative, dalle preoccupazioni per l’aumento delle tensioni geopolitiche e dall’incertezza causata dai dazi USA.
La performance degli indici azionari, positiva ma condizionata dalla debolezza del dollaro per gli investitori non USA e con una forte debolezza tra marzo e aprile in corrispondenza del “Liberation day” e degli annunci confusi sui dazi, è stata caratterizzata dall’allargamento della leadership settoriale dalle mega capitalizzazioni della tecnologia ai settori ciclici ed ai finanziari. In generale le azioni hanno beneficiato di politiche monetarie espansive e dell’aumento degli utili aziendali in gran parte dei settori e delle aree geografiche. Gli indici emergenti, che hanno sovraperformato quelli sviluppati, hanno beneficiato della debolezza del dollaro e del miglioramento dei fondamentali economici, nonché di un aumento delle posizioni nelle asset allocation internazionali. E gli stessi fattori hanno favorito anche le obbligazioni emergenti, che hanno sovraperformato rispetto a quelle dei paesi sviluppati.
Le materie prime hanno dimostrato la loro importanza nella diversificazione e nella riduzione della correlazione all’interno delle asset allocation. I metalli preziosi e quelli industriali hanno beneficiato degli acquisti di banche centrali ed investitori finali, che gli stanno allocando un peso crescente nei portafogli a scapito degli investimenti in moneta “fiat” e obbligazioni governative, il cui valore reale viene messo sempre più in discussione in uno scenario di tassi di interesse in (più o meno forzata) diminuzione e stock di debito in aumento strutturale.
Abbiamo ridotto l’esposizione alle azioni (-7,3%), prevalentemente con vendite in Europa (-8%) ed acquisti negli indici emergenti (+2%). A livello settoriale abbiamo acquistato finanziari (+19,5%) e materiali (+2,5%) vendendo healthcare (-15,5%), consumer staples, consumer discretionary, utilities e real estate (5% ognuno). Nelle obbligazioni abbiamo ridotto l’esposizione ai governativi Investment Grade (-4%) con una duration sostanzialmente invariata rispetto a fine novembre. Abbiamo ridotto il peso dei metalli preziosi (-1,5%) con acquisti di oro (+2,5%) e vendite si argento (-4%). Nelle divise abbiamo aumentato il peso di dollari (+21%) e franchi svizzeri (+6%) a fronte di vendite di sterline (-9%) e yen (-5%).
