È stato un mese positivo per i mercati finanziari, con indici azionari in rialzo, nuovi massimi storici per gli indici globali e per l’ S&P500, che ha chiuso in rialzo per il sesto mese consecutivo (non succedeva dal 2021), rendimenti obbligazionari stabili o in calo, spread creditizi stabili, con la sovraperformance del debito emergente e la sottoperformance della componente High Yield, materie prime in rialzo e dollaro in rafforzamento sui principali cross. Ma questi risultati non rappresentano correttamente una realtà caratterizzata da tensioni crescenti nelle diverse asset class. Perché il rialzo dell’S&P500 è stato guidato, per l’ennesima volta, dalle Magnifiche 7 (+4,9%) mentre l’S&P500 equipesato ha registrato il primo ribasso mensile (-0,9%) dal “Liberation day” di aprile. Ovvero: la maggior parte dei componenti dell’indice ha chiuso il mese in ribasso, quasi a replicare lo scenario del 2023 e 2024 in cui l’apprezzamento si è verificato solo grazie ai rialzi di un numero ristretto di azioni. Perché dai moderati rialzi degli indici obbligazionari non si evidenziano le tensioni nel mondo del “private debt”, dove il fallimento con possibile frode di First Brands sembra avere colto di sorpresa investitori e finanziatori, tenuto conto che il grosso dei finanziamenti proveniva da strumenti di debito “pubblici” e dalle banche. Perché la tensione tra le banche regionali americane, evidente nella parte centrale del mese, ha acceso un faro e un campanello di allarme sulle strutture di finanziamento più complesse che rendono difficile o addirittura impossibile una corretta valutazione del rischio creditizio, come avvenne nel 2007 e 2008 con il debito sub prime. E perché i rialzi delle materie prime, soprattutto quelle preziose, sono il risultato di forti apprezzamenti nella prima metà del mese e violenti ribassi nella fase finale, in un quadro in cui l’oro è passato da 3.000 a 4.000 dollari per un’oncia in soli sette mesi e l’argento ha chiuso in rialzo per il sesto mese consecutivo (non succedeva dal 1980).
Dai risultati aziendali per il terzo trimestre pubblicati in ottobre emerge come e quanto l’intelligenza artificiale e gli investimenti destinati al suo sviluppo stiano condizionando le dinamiche delle diverse asset class e dell’economia. È emblematico il rialzo di Caterpillar il giorno della pubblicazione dei risultati: 11,5% e nuovo massimo storico, con un P/E di 26 volte gli utili attesi per il 2026 e 22 volte quelli attesi per il 2027. Analisti e investitori non sono stati stupiti dalle dinamiche di crescita nei bulldozer e nei mezzi per il settore minerario, ma dalla divisione “generatori di energia e turbine”, utilizzati nell’alimentazione dei “data center”, che sono diventati uno dei driver della crescita dell’azienda nel mondo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Le vendite di questa divisione sono cresciute del 31%, sovraperformando ampiamente la crescita delle altre divisioni, e sono arrivate a rappresentare il 40% del fatturato globale. Ecco dunque un esempio di come i trend macroeconomici si manifestano a livello microeconomico.
In questo scenario abbiamo modificato l’asset allocation aumentando l’allocazione alle azioni a fronte di una riduzione dell’esposizione ai metalli preziosi e alle obbligazioni governative.
Nelle azioni (+19%) abbiamo eliminato le coperture sulle azioni globali (+40%) e ridotto il peso di USA (-13%) e mercati emergenti (-7%). A livello settoriale abbiamo aumentato il peso di healthcare (+10,2%), materiali (+8,5%) e utilities (+5,5%) a fronte di vendite di energetici (-5%) e comunicazioni (-16,5%).
Nelle obbligazioni abbiamo ridotto il peso delle obbligazioni governative (-3,2%) riducendo la duration del portafoglio obbligazionario da 3 a 2,8 anni.
Nelle materie prime abbiamo preso profitto sui metalli preziosi (-7%) con vendite di oro (-4%) ed argento (-3%).